Tre temi sono destinati a dominare il dibattito ed il confronto politico a livello europeo e nazionale. Si tratta dei temi della creazione del governo dell’euro; quello della tutela della sicurezza interna; quello della sicurezza internazionale.

La soluzione della crisi greca, sebbene ancora in corso d’opera, ha riportato la politica al centro della costruzione europea, aprendo nuove possibilità d’azione per costruire l’unione federale, come mostrano le diverse proposte messe in campo, non ultima quella del Ministro Schaeuble di istituire un’eurotassa per alimentare un fondo ad hoc per l’eurozona. Partiamo da questo dato di fatto per capire quanto è successo negli ultimi mesi ed il senso dell’azione per fare l’Europa oggi.

Ancora una volta, giunti sull’orlo del baratro, gli europei hanno raggiunto un compromesso che scongiura l’implosione dell’eurozona e permette di avviare il salvataggio della Grecia in cambio di riforme utili alla sua modernizzazione, da attuare sotto stretta sorveglianza europea. REsta il problema, messo in evidenza dalla parlamentare europea Silvye Goulard, che questa sorveglianza non è ancora sottoposta ad un sistema controllabile democraticamente a livello europeo (On doit pouvoir suivre la mise en oeuvre des réformes). Questo sistema è ancora tutto da realizzare, per poter coniugare la condizionalità degli aiuti con una maggiore condivisione della sovranità. Ma almeno ora si riparte da due fatti: il primo è che Grecia deve finalmente avviare quelle riforme che ha più volte promesso invano di fare, e senza le quali il paese uscirebbe dall’orbita non solo dell’Europa, ma anche di qualsiasi possibilità di progresso (riforme che sarebbero insostenibili senza l’aiuto ed il monitoraggio europeo). Il secondo è che si è avuta un’ulteriore conferma che l’uscita dall’euro da parte di un qualsiasi paese, a maggior ragione in assenza di una strategia già condivisa di rilancio politico dell’unione monetaria, avrebbe un impatto devastante sull’intero processo di unificazione e sulla stessa economia mondiale, come hanno mostrato le preoccupate reazioni del governo americano e di quello cinese ad una possibile Grexit.

E' urgente che le sezioni ed i centri regionali si mobilitino per chiedere ai parlamentari nazionali ed europei di sottoscrivere le risposte del FEDERALIST QUESTION TIME promosso dall’UEF e dalla JEF in vista del vertice europeo del 25-26 giugno prossimo. Dobbiamo esercitare la massima pressione politica sul governo e sui nostri parlamentari nazionali ed europei affinché si sentano monitorati in questo passaggio delicato in cui si vanno delineando le proposte sia del Parlamento europeo, sia dei governi, sulla riforma della governanace dell'eurozona, sul suo rafforzamento e completamento.

Commentando brevemente l’esito – peraltro nient’affatto definitivo – dell’ultimo negoziato tra l’Eurogruppo e la Grecia su come gestire il rischio di default di questo paese, bisogna constatare ancora una volta i limiti e le contraddizioni del sistema europeo attuale, che pretende di governare competenze e poteri comuni sulla base di un sistema di regole e non di istituzioni. I limiti e le contraddizioni diventano particolarmente evidenti quando è in questione, come in questo caso, il valore fondante di ogni comunità politica: la solidarietà. Il caso greco dimostra che il nodo da sciogliere è quello di istituire un quadro di solidarietà all’interno dell’eurozona, senza il quale nessuna fiducia è possibile (si veda in proposito la lettera inviata al Presidente Renzi, al Ministro Padoan ed al Sottosegretario Gozi alla vigilia dell’ultima riunione dell’Eurogruppo).

L’Analytical Note presentata al vertice del 12 febbraio dal Presidente della Commissione europea Juncker in preparazione del nuovo rapporto dei quattro presidenti, conferma quanto il MFE rivendica con la Campagna per la federazione europea: l’approfondimento dell’integrazione dell’eurozona e del suo rafforzamento istituzionale resta IL nodo strategico da sciogliere per andare al di là del Piano Juncker per rilanciare gli investimenti nell’Unione europea e dell’azione della BCE per far ripartire l’economia, per dare un governo democratico, un bilancio ed una capacità fiscale all’euro e per ristabilire la fiducia e la speranza dei cittadini nei confronti dell’azione degli Stati e di politiche davvero europee.

Editoriale del n. 6/2014 de L'Unità europea, di Franco Spoltore

Il vertice europeo del 18-19 dicembre si è concluso, insieme al semestre di presidenza italiano, lasciando irrisolti i problemi cruciali da cui dipende il futuro dell’euro – e quindi dell’Europa. Il Consiglio europeo, com’era prevedibile, ha espresso il proprio appoggio al Piano Juncker – del resto non ci sono alternative ad esso nel quadro attuale; ed ha sostenuto la linea morbida della Commissione europea nel valutare la posizione dei vari paesi per quanto riguarda il rispetto delle regole. Ma l’azione dei governi resta ancorata, come recita il comunicato finale, al coordinamento nelle politiche economiche nazionali; e l’essenziale viene rinviato alla primavera prossima, per quanto riguarda sia l’implementazione del Piano Juncker, sia la presentazione e la discussione del nuovo rapporto dei Quattro Presidenti (della Commissione, della BCE, del Consiglio europeo e dell’Eurogruppo) sulla governance dell’euro. Rapporto che avrebbe dovuto costituire, come segnalato da diversi commenti ed analisi, il sostegno politico ai prossimi interventi della BCE, sulla scia di quanto già accaduto nel 2012 dopo il primo rapporto dei Quattro Presidenti, che aveva fornito la copertura politica alla svolta del “whatever it takes” compiuta dal Presidente della BCE Mario Draghi per salvare l’euro. I nodi da sciogliere restano quindi numerosi, ed apparentemente inestricabili senza nuove iniziative politiche, come mostra anche il primo rapporto presentato dal gruppo guidato dal Presidente Mario Monti sulle possibilità di riformare il sistema di finanziamento del bilancio dell’UE: un vero rompicapo se si resta nel quadro procedurale ed istituzionale attuale. Ma, di fronte alle sfide mondiali, il tempo per sciogliere questi nodi si riduce sempre più.

Nell'ambito della campagna Meet your MEPs promossa dall'UEF e delle iniziative dell'Osservatorio sulla politica europea dell'Italia, venerdì 28 novembre si è teuta a Milano, presso l'Ufficio del Parlamento europeo in Corso Magenta 59, la tavola rotonda sul tema  "La road map delle quattro unioni e il ruolo del Parlamento europeo".

FEDERALIST ACTION IN THE PHASE OF DIFFERENTIATED INTEGRATION

A contribution to the debate in view of the UEF – FC, Bruxelles December 13th, 2014 , PC3: UEF STRATEGY & FUTURE OF EUROPE, by Franco Spoltore

 

  1. The historical phase we are living through in Europe confirms the federalists’ analysis that the monetary union has not been, is not, and cannot be the final stage in the process of European unification, but is, rather, a turning point, given that its failure would mark the definitive end of this process and usher in a return of nationalism and a crisis of democracy in Europe. The economic and monetary union is thus the framework that can and must be taken as the starting point for the construction of a federal political union in Europe.

Oggi non c’è ancora la volontà di implementare in tempi certi la road map delle quattro unioni per consolidare l’unione monetaria. Né c’è sul tappeto alcun progetto coerente per sciogliere i nodi dell’unione fiscale e del suo controllo democratico – senza i quali, in prospettiva e di fronte alle sfide interne e mondiali, l’eurozona non ha alcuna consistenza e credibilità.