Ancora una volta, giunti sull’orlo del baratro, gli europei hanno raggiunto un compromesso che scongiura l’implosione dell’eurozona e permette di avviare il salvataggio della Grecia in cambio di riforme utili alla sua modernizzazione, da attuare sotto stretta sorveglianza europea. REsta il problema, messo in evidenza dalla parlamentare europea Silvye Goulard, che questa sorveglianza non è ancora sottoposta ad un sistema controllabile democraticamente a livello europeo (On doit pouvoir suivre la mise en oeuvre des réformes). Questo sistema è ancora tutto da realizzare, per poter coniugare la condizionalità degli aiuti con una maggiore condivisione della sovranità. Ma almeno ora si riparte da due fatti: il primo è che Grecia deve finalmente avviare quelle riforme che ha più volte promesso invano di fare, e senza le quali il paese uscirebbe dall’orbita non solo dell’Europa, ma anche di qualsiasi possibilità di progresso (riforme che sarebbero insostenibili senza l’aiuto ed il monitoraggio europeo). Il secondo è che si è avuta un’ulteriore conferma che l’uscita dall’euro da parte di un qualsiasi paese, a maggior ragione in assenza di una strategia già condivisa di rilancio politico dell’unione monetaria, avrebbe un impatto devastante sull’intero processo di unificazione e sulla stessa economia mondiale, come hanno mostrato le preoccupate reazioni del governo americano e di quello cinese ad una possibile Grexit.

 

Dopo la crisi di questi giorni, la necessità del rilancio politico è diventata quindi ancora più evidente. Che tutti ormai considerino indispensabile fa compiere all’unione monetaria un salto di qualità lo si deduce anche dalle parole e dalle dichiarazioni di molti esponenti di governo e della classe politica di paesi come l’Italia, la Francia, la Germania, la Spagna, il Belgio, il Portogallo e la stessa Grecia. Parole e dichiarazini che vanno nel senso delle rivendicazioni che il MFE sostiene da tempo e che evidenziano la necessità di creare un governo e un bilancio per l’eurozona, in modo che l’area euro possa uscire dal corto circuito intergovernativo dotandosi di istituzioni e meccanismi per promuovere la solidarietà sottoposti ad un controllo democratico da parte del Parlamento europeo.

Detto questo, le tensioni e la drammatizzazione nello sviluppo delle trattative a cui abbiamo assistito nelle ultime ore, nello stile della preparazione di un “tipico compromesso europeo” per usare le parole del Presidente della commissione europea Juncker, confermano che la via verso l’unione politica resta piena d’insidie. Ma anche che nessun paese può permettersi di agire in termini di semplice conservazione della propria sovranità. Questo è stato particolarmente evidente oggi per la Grecia. Ma è stato vero anche per Berlino che, nonostante l’indiscutibile ruolo chiave che ha giocato e che continuerà a giocare, non ha potuto ignorare del tutto né le posizioni difese dalla Commissione europea e dalla BCE, né tantomeno quelle della Francia o dell’Italia. Dire, come ha fatto Tsipras al termine del vertice, che occorre “combattere per riguadagnare la perduta sovranità”, è ormai un puro esercizio retorico.

Molto resta da giocare nei prossimi giorni. Le sorti della Grecia e del suo governo, come quelle del futuro dell’euro, restano  appese ad un filo. Tuttavia, è chiaro che quanto è successo in queste ultime ore, rappresenta sia una netta sconfitta delle forze che si pongono nell’ottica di sfasciare l'euro (nessuno ora potrà permettersi di promettere ai cittadini un futuro di benessere e progresso per il proprio paese abbandonando la moneta), sia una dimostrazione che è impossibile mantenere ancora a lungo lo status quo.

È in questo senso che la necessità di uno sviluppo federale delle istituzioni dell’eurozona resta più che mai sul campo. Ed è tenendo conto di tutto questo che il MFE, insieme all’UEF, deve e può continuare a giocare un ruolo importante. A questo proposito possiamo contare su una importante novità e su un buon punto di partenza.

La novità è costituita dal fatto che, grazie al nuovo rapporto che si è stabilito tra UEF e Gruppo Spinelli, sarà possibile intensificare l’azione nei confronti del Parlamento europeo:

-       attraverso l’azione nei confronti dei parlamentari europei più impegnati nelle principali Commissioni e nel Gruppo Spinelli, il cui segretariato, per iniziativa del Presidente dell’UEF Brok  e dello stesso Verhofstadt, verrà supportato nei prossimi mesi dalla Segreteria UEF. Si tratta di un riconoscimento importante del lavoro svolto dall’UEF e dai suoi militanti ai vari livelli, che consolida un canale di collegamento tra i federalisti ed un consistente gruppo di paramentari europei (oltre cento), per portare avanti l’azione a livello europeo.

Il punto di partenza è costituito dalla linea emersa dal Congresso nazionale e dalle decisioni prese dai nuovi organi eletti, che hanno tempestivamente approvato gli strumenti

-       per rilanciare l’azione nell’ambito della Campagna per la federazione europea (Petizione sull’economia, Petizione sulla PESC) per agire nei confronti dell classe politica e dell’opinione pubblica.

 

(*) dalla comunicazione della Segreteria nazionale MFE del 13 luglio 2015 - www.mfe.it