Come scriveva Mario Albertini nel 1961, “il passaggio dalla confederazione alla federazione non è affatto un processo automatico. Per fatti di questo genere si può usare la parola “processo” solo nel senso di processo dialettico, cioè di corso storico nel quale il risultato dipende da elementi in contrasto” (Il significato dell’espressione “costruzione dell’unità europea”, maggio 1961). Raramente nella storia del processo di unificazione europea si sono visti interagire tanti elementi in contrasto tra loro nella politica europea e mondiale. D’altra parte è proprio nelle fasi acute di questo processo dialettico che si possono aprire opportunità per fare avanzare la costruzione europea, e soprattutto per farla avanzare in senso federale. Oggiil rischio di un naufragio del processo di unificazione europea è concreto. Per ora l’ancora della moneta europea, ed il suo corollario – le politiche che le istituzioni europee, in primis la BCE e la Commissione europea e, anche se spesso obtorto collo, i governi nazionali, devono condurre per evitare una catastrofe che sarebbe non solo monetaria ma anche economica e sociale – riesce ad impedire che l’Europa venga travolta. A questo proposito possiamo fare le seguenti brevi considerazioni in merito alla specificità dell’epoca che stiamo vivendo, alle alternative possibili, al problema della sovranità ed alla responsabilità di agire in senso federalista.

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Le difficoltà in cui si dibatte l’Europa sono sotto gli occhi di tutti. Ma sono ormai sotto gli occhi di tutti – basta leggere le analisi ed i commenti che quotidianamente circolano – anche i rimedi urgenti che sarebbe necessario adottare: un’effettiva unione bancaria, fiscale, economica e politica, con un trasferimento di sovranità anche nel campo del governo del sistema Schengen; un Tesoro per l’Eurozona con relativo bilancio e capacità di tassazione sotto il controllo parlamentare. Si tratta dei rimedi già indicati a suo tempo dal MFE, a partire dalle rivendicazioni contenute nelle due petizioni della Campagna per la federazione europea.

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L’action week del 10-17 febbraio si annuncia già ricca di appuntamenti in diverse regioni, a partire da quella prevista il 17 febbraio a Roma di fronte a Montecitorio. Anche dall’UEF nei prossimi giorni partiranno delle iniziative che riprendono le posizioni adottate dall’ultimo Comitato federale e contenute nel volantino Per un Europa federale: oltre Schengen! che potete liberamente scaricare e riprodurre cliccando qui. Parallelamente la JEF sta sviluppando l’azione #DontTouchMySchengen.

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Tre temi sono destinati a dominare il dibattito ed il confronto politico a livello europeo e nazionale. Si tratta dei temi della creazione del governo dell’euro; quello della tutela della sicurezza interna; quello della sicurezza internazionale.

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La soluzione della crisi greca, sebbene ancora in corso d’opera, ha riportato la politica al centro della costruzione europea, aprendo nuove possibilità d’azione per costruire l’unione federale, come mostrano le diverse proposte messe in campo, non ultima quella del Ministro Schaeuble di istituire un’eurotassa per alimentare un fondo ad hoc per l’eurozona. Partiamo da questo dato di fatto per capire quanto è successo negli ultimi mesi ed il senso dell’azione per fare l’Europa oggi.

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Ancora una volta, giunti sull’orlo del baratro, gli europei hanno raggiunto un compromesso che scongiura l’implosione dell’eurozona e permette di avviare il salvataggio della Grecia in cambio di riforme utili alla sua modernizzazione, da attuare sotto stretta sorveglianza europea. REsta il problema, messo in evidenza dalla parlamentare europea Silvye Goulard, che questa sorveglianza non è ancora sottoposta ad un sistema controllabile democraticamente a livello europeo (On doit pouvoir suivre la mise en oeuvre des réformes). Questo sistema è ancora tutto da realizzare, per poter coniugare la condizionalità degli aiuti con una maggiore condivisione della sovranità. Ma almeno ora si riparte da due fatti: il primo è che Grecia deve finalmente avviare quelle riforme che ha più volte promesso invano di fare, e senza le quali il paese uscirebbe dall’orbita non solo dell’Europa, ma anche di qualsiasi possibilità di progresso (riforme che sarebbero insostenibili senza l’aiuto ed il monitoraggio europeo). Il secondo è che si è avuta un’ulteriore conferma che l’uscita dall’euro da parte di un qualsiasi paese, a maggior ragione in assenza di una strategia già condivisa di rilancio politico dell’unione monetaria, avrebbe un impatto devastante sull’intero processo di unificazione e sulla stessa economia mondiale, come hanno mostrato le preoccupate reazioni del governo americano e di quello cinese ad una possibile Grexit.

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E' urgente che le sezioni ed i centri regionali si mobilitino per chiedere ai parlamentari nazionali ed europei di sottoscrivere le risposte del FEDERALIST QUESTION TIME promosso dall’UEF e dalla JEF in vista del vertice europeo del 25-26 giugno prossimo. Dobbiamo esercitare la massima pressione politica sul governo e sui nostri parlamentari nazionali ed europei affinché si sentano monitorati in questo passaggio delicato in cui si vanno delineando le proposte sia del Parlamento europeo, sia dei governi, sulla riforma della governanace dell'eurozona, sul suo rafforzamento e completamento.

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Commentando brevemente l’esito – peraltro nient’affatto definitivo – dell’ultimo negoziato tra l’Eurogruppo e la Grecia su come gestire il rischio di default di questo paese, bisogna constatare ancora una volta i limiti e le contraddizioni del sistema europeo attuale, che pretende di governare competenze e poteri comuni sulla base di un sistema di regole e non di istituzioni. I limiti e le contraddizioni diventano particolarmente evidenti quando è in questione, come in questo caso, il valore fondante di ogni comunità politica: la solidarietà. Il caso greco dimostra che il nodo da sciogliere è quello di istituire un quadro di solidarietà all’interno dell’eurozona, senza il quale nessuna fiducia è possibile (si veda in proposito la lettera inviata al Presidente Renzi, al Ministro Padoan ed al Sottosegretario Gozi alla vigilia dell’ultima riunione dell’Eurogruppo).

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